“Se guardi la televisione sembra che l'Italia l'abbiano fatta tutta loro ma io e tanti altri abbiamo passato la nostra più bella gioventù a sparare”.

Bernardo Marchezzolo, occhi azzurri aspetta vigile all'ingresso del cortile di casa sua ad Altavilla. Nato il 25 Aprile del 1923, ormai prossimo agli 88 anni, ama ripetere “prima ho liberato mia mamma e poi l'Italia” un gioco di parole che vuole correlare la sua data di nascita al 25 Aprile 1945.

“Verso gli ultimi mesi del '43 ho cominciato la vita da partigiano. Mi sono preparato un rifugio nei boschi di Altavilla, un posto vicino al paese ma molto ben nascosto”. Un rifugio scavato sul pendio della collina, rinforzato con le traversine di legno rubate dalla vicina linea ferroviaria. “Una busa” la definisce Marchezzolo “fredda d’inverno e con le zanzare d’estate, ma sicura”.

Rimasto solo per tre-quattro mesi Nenin, questo il nome di battaglia di Marchezzolo, ha poi trovato un fidato compagno “Falco” Aldo Bacco. “Con lui ho continuato le azioni di sabotaggio: tagliavamo i fili del telefono, facevamo saltare i binari del treno, aprivamo i vagoni, vuotavamo i barili di carburante. Tutte azioni per rallentare i fascisti; abbiamo sempre rotto senza uccidere nessuno”.

Nella primavera del 1944 i due si appoggiarono ad una brigata di partigiani, la Brigata Guastatori Argiuna. 
“Comunisti ci definivano e per questo gli alleati non ci lanciavano mai materiale, lo abbiamo richiesto molte volte ma dovevamo muoverci e raggiungere altri gruppi di partigiani”.

Parlando, Marchezzolo, sfoglia diversi album di foto.
Foto in bianco e nero, piccole, foto di allora. Immagini tra i boschi di Altavilla, foto nella “busa” con le armi in mano. “Nelle foto siamo io e Falco, all’inizio avevamo solo un moschetto da caccia, poi, grazie agli alleati lo “sten” e le pistole”. Altre foto, più recenti, testimoniano l’energia che ancora “Nenin” impiega in quello in cui crede; commemorazioni ed altri eventi a cui partecipa con le effigi dell’Associazione Combattenti e Reduci, di cui è Presidente.

Nelle foto recenti prevalgono tre colori: il verde, il bianco ed il rosso, “che 25 aprile può essere senza il tricolore italiano?”.

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